Si legge, si legge, cazzoSpero si legga.
Sì, nonostante il sottoscritto venga ad annoverarsi tra i portatori sani di cromosoma Y, m’avvilisco di fronte a cotanta nostrana vergogna. È un dato certo che anche al di fuori dei confini italiani esistano strumentalizzazioni commerciali come quelle che trovate riportate qui sotto, ma qualcosa mi dice che in termini di discriminazione sessuale siamo diventati dei veri e propri fenomeni.
Certo, ammetto che alcune di queste campagne fanno sorridere, ma se penso a come viene vituperata l’immagine della donna in Italia, rabbrividisco. Sono un maschio eterosessuale italiano. Scusatemi, davvero non l’ho fatto apposta.
Dodaro – Salumi di Calabria
Amaro del Capo
Vini Lepore
Consorzio Giovani Produttori
Garedan Mobili
TTTLines
Caseificio Zappalà
“scamorze di razza, bianca o abbronzata” mi mancava …
(and here’s what you missed, un’altra volta)
Santa Barbara presenta: la misoginia spiegata a Chris Brown, ovvero come passare da picchia-donne e nemico pubblico numero UNO a nuovo idolo di nonni e nipoti senza chiedere scusa mezza volta MA riempiendo il nuovo disco di riferimenti a certe fidanzate che rompono veramente troooooppo il cazzo.
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Philip K. Dick, Do Androids Dream of Electric Sheep, copertina della prima edizione, 1968.
(Via Archivio Caltari: ho soltanto privilegiato una prospettiva frontale)
Do Androids Dream of Electric Sheep?, copertina della prima edizione, 1968.
…
Dalle Sguardi sui Generis l’appello a svolgere una iniziativa concreta a supporto delle lavoratrici Omsa. Tutto si svolgerà in un’unica giornata, ciascun@ aderendo con le proprie pratiche, dai presìdi sui territori al presidio attivo in rete (replicando banner, post e hashtag #boicottaomsa su twitter): Dal 2010 ormai prosegue la vertenza delle operaie dello stabilimento dellaOmsa di Faenza, minacciate di perdere il lavoro per una delocalizzazione della produzione che nulla ha a che vedere con la crisi e tutto ha a che fare con il profitto; la vigilia di Capodanno il gruppo GoldenLady ha comunicato alle 239 lavoratrici ancora occupate che il 12 marzo 2012, alla fine della cassa integrazione, saranno licenziate. La perdita di qualsiasi scrupolo da parte dell’azienda ha sollevato la giusta indignazione di molti/e, decis* a solidarizzare con la lotta di queste lavoratrici. Da tempo è partita unacampagna di boicottaggio dei prodotti del gruppo che, anche grazie ai social media, sta raggiungendo un notevole livello di diffusione. Come donne, collettivi e realtà autorganizzate vogliamo diffondere un appello per un’iniziativa congiunta in tutte le città italiane Sabato 28 Gennaio. Con volantinaggi, striscioni, musica, presidi, flash mob ed ogni altro strumento utile, proponiamo una giornata di informazione e boicottaggio attivo di fronte ai punti vendita del gruppo GoldenLady (Golden Point). Nel pieno dei saldi, quando all’azienda farebbe gola vendere il più possibile, vogliamo stare nelle strade per ricordare a chi pensa solo al proprio profitto che le scelte di produzione non possono passare sopra le nostre vite. Diffondiamo questo appello a tutte le realtà organizzate, femministe e non, e alle singole persone che desiderano impegnarsi per dimostrare solidarietà concreta a questa lotta. Piuttosto che vestire sfruttamento, Lavoratrici OMSA Per adesioni: sguardisuigeneris[chiocciola]gmail.com
le calze ce le disegneremo sul corpo!
Laboratorio Sguardi Sui Generis (Torino)
Mujeres Libres (Bologna)
Le De’Genere (http://de-genere.blogspot.com/)
Femminismo A Sud (femminismo-a-sud.noblogs.org)
Xxd – Rivista di varia donnità (xxdonne.net)
Sconfinamenti (Napoli)
Folpette femministe, antifasciste, antimilitariste – Padova
Minerva Jones (minervajones.blogspot.com)
Centro Sociale Askatasuna (Torino)
Collettivo Universitario Autonomo Torino (cuatorino.org)
Altraagricoltura nord-est Padova
Francesca Sanzo (www.francescasanzo.net)
Valentina S. (http://www.consumabili.blogspot.com/)
Franca Treccarichi
Roberta Galeano
Laura Cima
Ferdinanda Vigliani
Vincenza Perilli (marginaliavincenzaperilli.blogspot.com/)
Melina Caudo
Nicoletta Dosio (Movimento NO TAV)
Lavoratrici Slai Cobas
Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
Antonio Caprari
Un altro genere di comunicazione
Cliente: “Ciao, cerco un libro ma non mi ricordo né la casa editrice né l’autore. Conosco solo il titolo.”
Io: “Di solito basta. Qual è?” Cliente: “Poesie.”
gli illustratori del Tarlo … Claudia Canavesi Margherita G. Izm Mirko Olivieri Edi Sanna
Nasce a Busto Arsizio nel 1976. Nel 2000 si laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, dal 2003 è docente di Discipline Plastiche ed Educazione Visiva.
“La luce e lo spazio nell’arte tradizionale contemporanea” del 2008, e “In ogni dove. scultura-disegni-installazioni del 2010, sono solo due delle personali che mette in mostra dal 2002.
Per realizzare le sue illustrazioni ha usato penna, grafite e pastelli bianco e nero su cartoncini colorati.
Potete sbirciare le sue opere sul sito www.claudiacanavesi.it
Nasce a bla bla bla nel bla, poi bla bla bla. Bla bla bla e comunque bla bla bla.
Bla bla bla, ma anche bla, bla e bla.
Attualmente bla bla bla bla, ma anche bla bla bla.
Naturalmente bla bla bla e bla bla bla.
Per realizzare la sua illustrazione ha usato china, lapis e acquarelli.
Nasce nel 1973 a Milano, un passato da fumettista e illustratore, ha collaborato con svariate realtà editoriali tra cui Il Manifesto, Mondadori, Cuore, De Agostini, Rizzoli, ecc.
Per realizzare la sua illustrazione ha usato Brushes per iPad.
Nasce ai 3/4 di secolo scorso a Firenze, dove attualmente vive e imbratta tele appassionatamente. Fin da bambino ha sempre amato il disegno e da subito si avvicina alla pittura ad olio. Parole sue: “Il disegno e la pittura sono, in pratica, la mia prima forma espressiva”
Per realizzare le sue illustrazioni ha fatto i disegni di base a china, i fondali con smalti acrilici, poi ha digitalizzato il tutto assemblando e rifinendo.
Trovate le sue opere su www.mirkoolivieri.it
Scultrice, nasce a Milano nel 1966. Sul suo sito si legge: “Con una radice nel figurativo e una propensione all’astratto, con l’attenzione alla sezione aurea e al ritmo e la necessità dell’istintivo, con il piacere del segno e del particolare e la consapevolezza dell’immenso universo.” E non ci pare necessario aggiungere altro.
Per realizzare le sue illustrazioni ha usato china, pantoni, pennarelli, matite colorate, lucido da scarpe e pastelli a cera.
Potete assaporare le sue opere sul sito www.edisanna.net
Quando il movimento per l’acqua bene comune aveva ricevuto il maleodorante endorsement di alcuni movimenti neofascisti, gli esponenti della battaglia contro la privatizzazione non avevano avuto alcuna difficoltà a rigettare quell’appoggio e rivendicare la discriminante antifascista. Non è così per il cosiddetto Movimento dei Forconi, che da qualche giorno sta paralizzando la Sicilia. Nessuno mette in dubbio che quella mobilitazione sia animata da gente in buona fede. Tuttavia ormai è evidente la manovra che ha permesso all’estrema destra di Forza Nuova di piazzare i propri dirigenti all’interno dell’organigramma della rivolta. In fondo, non c’è nulla di nuovo: questa è la storia del fascismo in Italia: raccogliere la frustrazione della gente e canalizzarla dentro un progetto autoritario, ammantandosi di parole roboanti come “rivoluzione”. In più, i Forconi coinvolgono gente che in questi anni è cresciuta dentro le “zone grigie” del “né di destra né di sinistra”, recentemente analizzate da Wu Ming 1 in un articolo sul blog del collettivo di scrittori, Giap!, che ha raccolto centinaia di commenti. Nella confusione ideologica delle “zone grigie”, in mezzo a parole d’ordine confuse e riferimenti storici vaghi o addirittura inventati, il più delle volte prosperano gli speculatori della sofferenza. In questo caso, nella temperie della crisi e dello smottamento delle garanzie sociali, qualcuno pensa di poter ignorare la pregiudiziale antifascista e di andare a braccetto con gente dal dubbio passato e dalla poco edificante idea di futuro. In pochi hanno notato che l’altra componente del Movimento dei Forconi si appoggia sul sistema di potere che Cuffaro prima e Lombardo poi hanno costruito nell’isola. Questa componente, affonda le radici in una corrente di pensiero che negli anni scorsi è stata sottovalutato, quando non addirittura incoraggiata, dalle sinistre. Mi riferisco al revisionismo meridionale dei pamphlet di Pino Aprile, delle retoriche pro-briganti del berlusconiano Micciché, dei saggi storici di Giordano Bruno Guerri, in questi mesi ha contribuito a costruire un’”identità meridionale” posticcia e nostalgica della dominazione borbonica speculare e alla fine accondiscendente con le invenzioni leghiste sulla “Padania”. Le destre meridionali, a vario titolo, si sono impadronite della narrazione autoconsolatoria secondo la quale tutti i mali del “Sud” risiederebbero nello sfruttamento del “Nord”. Siamo di fronte ad un tipico schema di destra: esisteva un ordine naturale, ma è venuto qualcuno “da fuori” a corromperlo e turbarlo. A quella retorica, insidiosa ma fondata su falsi storici (le carceri borboniche traboccavano di prigionieri politici, prima del Risorgimento), non bisogna ovviamente rispondere con le arringhe nazionaliste sul tricolore. Bisogna invece ragionare di quanto “Nord” e “Sud” siano intrecciati, di come gli emigrati calabresi abbiano contribuito ad alimentare le lotte operaie degli anni Sessanta e Settanta, strappando diritti e garanzie per tutti oppure di come la mafia si sia insediata nei distretti produttivi del postfordismo. La sedicente “rivolta” dei Forconi, insomma, è la dimostrazione di come reti clientelari costruite coi soldi pubblici comincino a sentire i tagli dello Stato centrale. Sarebbe un’ottima occasione per rivendicare diritti e sbarazzarsi dei caporioni di provincia, dei trafficanti dei voti e dei politicanti locali. E invece, guardacaso, questi ultimi appoggiano la “rivolta” e indicano al popolo il nemico: i “politici”, in senso lato. Cioè tutti tranne loro. Giuliano Santoro
E’ di oggi la notizia che il processo per la costruzione della baita no tav in val Clarea si farà a Torino. Ricordiamo a chi non avesse seguito nei dettaglia la vicenda che nel’inverno 2010 il movimento no tav decise di costruire un presidio in val Clarea, proprio dove oggi si minaccia l’apertura del cantiere per lo scavo della galleria tav. Fu una scelta determinante per il movimento che portò una intera popolazione a riappropriarsi di questo territorio, una piccola valle laterale alla val di Susa, semidistrutta dai cantieri per la costruzione dlla A32 autostrada che collega Torino alla Francia. Dopo questi cantieri infatti le sorgenti si prosciugarono a causa delle gallerie costruite nella montagna e le coltivazioni vennero abbandonate. La cura di quel luogo venne meno fino a quando appunto il movimento decise di costruire una piccola baita in pietra in stile alpino per bloccare un grande e devastante cantiere. Proprio a causa della partecipazione massiccia e del ritornare in qui luoghi su cui da tempo le truppe si tav e i politicanti avevano puntato le attenzioni, tramite la magistratura provarono a intimidire il movimento aprendo un provvedimento per costruzione abusiva sequestrando la baita a metà della costruzione. In molti rompemmo subito i sigilli della magistratura, venne anche Beppe Grillo a dare la sua solidarietà e i lavori proseguirono fino al completamento del presidio. Oggi dopo due anni si dovrebbe aprire il processo a oltre venti no tav che sono ritenuti responsabili di quel reato, costruzione abusiva e rottura di sigilli di sequestro. La sede naturale del procedimento dovrebbe essere il tribunale di Susa ma ancora una volta non sarà così. I pubblici ministeri e l’apparato si tav, in evidente stato di difficoltà hanno chiesto lo spostamento presso il tribunale di Torino. Troppo difficile oggi affrontare un dibattimento nel cuore della valle di Susa, dove tutti sanno chi ha ragione e chi ha torto, dove non è necessario un tribunale per sapere da che parte stanno i giusti e da quale stanno i criminali.
Comunicazione di servizio!
“Il tarlo ippopotamo e altri racconti a miccia corta”, la mia raccolta di racconti illustrata da 19 stupefacenti tavole a colori, è in catena di lettura su aNobii
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